Vini Franchini, ritorno a casa

Quando decidi di visitare una cantina pensi di trovare quello che solitamente le accomuna tutte: grandi botti, file ordinate di bottiglie, profumo di mosto e filari ordinati pieni di grappoli d’uva. Solo in alcune ti sembra di tornare a casa, anche se devi impostare il navigatore per arrivarci: con Franchini è successo questo.

In una giornata soleggiata, con la vendemmia alle porte, arriviamo in Valpolicella su per una strada di campagna che sale verso la collina, si costeggia una costruzione moderna, la cantina Franchini. Ma il suo cuore è poco più su, nel cortile del nonno, di cui si vedono i cambiamenti nei muri e nelle foto in bianco e nero. Cambiamenti che non ne snaturano però la sostanza e l’impegno di un pugno di persone che in azienda e in vigna fanno tutto perché, come nelle famiglie per bene, ci si aiuta e ci si mette a disposizione. Come Alessandro, che ci ha accolto e ci ha fatto da Cicerone tra le botti e i grappoli appesi a essiccare, raccontando aneddoti legati ora a una foto in bianco e nero, ora ai ricordi della tradizione contadina che ha sempre considerato la produzione del vino come un fatto naturale e spontaneo. Ci ha portato in quella che era la ghiacciaia e che oggi ospita le bottiglie più preziose, ognuna legata a eventi felici della famiglia. La vista è impagabile: vigne a 360° tutte intorno al cortile e se si alza lo sguardo si vedono ancora vigne, sul Monte Marognin, su terreni presi in prestito alla collina e dedicati al Recioto, il papà dell’Amarone come lo definisce Gianluca, l’enologo che con pazienza e passione ci ha preparato la degustazione e raccontato nei dettagli l’intera produzione di Rosso Verona, Valpolicella, Amarone e di Recioto.

Una curiosità riguarda anche le bottiglie: il Rosso Verona AZZARDO, il Valpolicella Ripasso MIRABELLE e l’Amarone COSTA D’ANGELO sono incartate, nel senso che quella che normalmente è l’etichetta del prodotto è un foglio che avvolge la bottiglia. Questo in omaggio a nonno Franchini che tempo fa avvolgeva le bottiglie, allora di vetro trasparente, nella carta del giornale per proteggerle dalla luce. E se venivano spostate? Senza inventario, per ritrovarle o capire l’anno di produzione bastava leggere la data sul giornale!

Ecco, nelle parole di Alessandro e Gianluca si sente quello che poi si beve: conoscenza della propria terra e delle tradizioni contadine, passione, competenza, studio e sguardo sempre proiettato in avanti. Queste sono le persone che ci piacciono e i loro vini parlano da soli.

Siamo davvero orgogliosi di proporveli come ESCLUSIVA QDVino.

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